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(2000) ITALIA
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Un disco ricco di fascino e di contaminazioni musicali La musica fluisce vivida e palpitante, per niente imbalsamata, capace con la sua ricchezza ritmica di toccare sensi e immaginazione |
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Abballati, abballati! Canti e suoni
della Sicilia Medievale |
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Un disco ricco di fascino e di contaminazioni musicali. La Sicilia emerge da questo ricco repertorio che affianca canti sacri e canti profani come un crocevia attraverso cui transitano civiltā diverse, quella araba, bizantina, provenzale, normanna, trovando al loro passaggio un terreno permeabile, capace di assimilarne le forme e di innestarle nella propria cultura. Due sono le fonti cui attinge il disco: il Troparium de Catania del secolo XII e il Corpus di musiche popolari siciliane curato da Alberto Favara nel secolo scorso. Per la scelta degli strumenti poi, da quelli del medioevo colto a quelli popolari siciliani e orientali, i musicisti si sono basati su quanto suggerito dalle raffigurazioni della Cappella Palatina di Palermo. Il rischio di una simile operazione poteva essere lasetticitā documentaria del reperto etnomusicologico, ma cosė non č. Non che manchi, intendiamoci, rigore filologico, ma la musica fluisce vivida e palpitante, per niente imbalsamata, capace con la sua ricchezza ritmica di toccare sensi e immaginazione. La registrazione, effettuata con i microfoni a valvole tanto cari a Ricci, nelle sale del Castello Ursino fatto costruire a Catania da Federico II, č eccellente per ambienza, pulizia del suono, localizzazione degli strumenti. |
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